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STRETCHING E PREVENZIONE INFORTUNI

STRETCHING E PREVENZIONE INFORTUNI

Che cos’è lo stretching?

Lo stretching è un’attività fisica che comprende una serie di esercizi utili per ottenere un miglioramento dell’apparato muscolo scheletrico, in particolare di muscoli e tendini, e per la prevenzione degli infortuni.

È diventata una pratica integrata in molti programmi di allenamento di atleti, professionisti e non.

Inoltre è una tecnica utilizzata dal fisioterapista in riabilitazione ed un esercizio consigliato a molti atleti come mezzo di prevenzione degli infortuni.

 

Quali tipologie di stretching esistono?

Esistono varie tipologie di stretching:

  • Stretching statico passivo. Consiste nell’assumere e mantenere una determinata posizione di allungamento di un muscolo o di un gruppo muscolare per un periodo di tempo che può variare dai 15 ai 30 secondi.
  • Stretching attivo dinamico. Prevede l’esecuzione di una serie di movimenti ripetuti, lenti e controllati che interessano un numero ristretto di segmenti del corpo.
  • Stretching attivo globale. Molto simile a quello dinamico, coinvolge molti segmenti del corpo (arti inferiori e arti superiori insieme)
  • Stretching isometrico. Con le modalità PNF, contrazione-rilassamento. Usato prevalentemente in ambito riabilitativo

Spesso lo stretching statico viene eseguito alla fine di un allenamento.

Qual è lo scopo dello stretching?

Lo stretching viene eseguito comunemente per rendere un muscolo più estensibile, incrementare l’ampiezza di un movimento, oppure come insieme di esercizi warm-up prima di una prestazione fisica.

Scopo principale dello stretching è aumentare la flessibilità delle varie regioni del corpo.

Molte volte è difficile capire quale sia l’obiettivo specifico e perché il fisioterapista, coach o personal trainer lo inseriscano nei protocolli di allenamento e riabilitazione degli sportivi.

 

Perché la flessibilità previene dagli infortuni

Incrementando la flessibilità si otterrà:

  • il miglioramento dell’estensibilità dei tessuti nei movimenti più ampi quali un gesto atletico
  • l’aumento della capacità di muscoli e tendini di immagazzinare energia e di rilasciarla in modo efficace
  • il potenziamento del metabolismo dei tessuti coinvolti, che diventano meno affaticabili e riducono i tempi di recupero
  • l’ottimizzazione della coordinazione neuromuscolare

Tutto questo si traduce in un miglioramento generale del sistema muscolo scheletrico durante il movimento.

Lo stretching aumenta l’elasticità articolare

 

Lo stretching è sempre efficace?

Nel medio/lungo periodo, programmi di stretching ben strutturati e calibrati da allenatori e da fisioterapisti, permettono di migliorare la performance dell’atleta, se integrati con esercizi di rinforzo muscolare e propriocettivi volti a ridurre la probabilità di infortunio.

Non esistono però delle prove scientifiche dell’efficacia dello stretching come prevenzione degli infortuni se eseguito nel periodo immediatamente precedente allo sforzo fisico.

Protocolli riconosciuti, quali il FIFA 11+, che è l’insieme linee guida per la prevenzione infortuni sviluppato dal Centro Medico di Prevenzione e Ricerca della Federazione Internazionale di calcio, hanno dimostrato che lo stretching statico eseguito prima di una gara produce effetti negativi sulla performance e lo stretching dinamico ha risultati ancora poco chiari per cui è difficile valutarne l’efficacia.

È preferibile quindi, evitare di utilizzare tali attività come pratica di warm-up.

 

Quando è utile lo stretching nell’atleta?

Alla luce di quanto analizzato possiamo mettere in evidenza quali sono pro e contro dello stretching in base alla tipologia e al periodo in cui viene eseguito.

  • È utile praticare lo stretching statico è utile praticarlo con l’obiettivo di aumentare l’ampiezza di movimento e la flessibilità del corpo al di fuori dell’attività fisica.
  • È controindicato durate le fasi di riscaldamento, perché diminuisce la forza massima che un muscolo sarebbe potenzialmente in grado di sviluppare nel periodo immediatamente successivo all’esecuzione esponendo l’atleta ad un elevato rischio infortunio.
  • È sconsigliato praticare sessioni lunghe ed esasperate di stretching statico perché rendono ipermobili le articolazioni, aumentando il rischio di degenerazione.
  • Lo stretching attivo, dinamico e globale, anche se non è ancora stato dimostrato efficace nella prevenzione infortuni, può essere utile nel riscaldamento. Questo avviene attraverso l’aumentata mobilità del corpo senza influenzare la forza muscolare nel breve periodo, il miglioramento della consapevolezza del movimento agendo sulla coordinazione tra sistema nervoso e muscolo, l’attivazione del sistema cardio respiratorio creando un effetto termico e metabolico nell’apparato muscolare.
  • Dopo l’attività sportiva può essere praticato stretching di qualsivoglia tipologia con l’intento di diminuire i tempi di recupero muscolare e l’indolenzimento dovuto all’esercizio.
  • È sconsigliato invece eseguirlo dopo una prestazione fisica se in presenza di infortuni quali lesioni muscolari.

 

Lo stretching è un’attività ampiamente adottata da atleti di varie categorie e sport.

È impossibile ad oggi stilare delle linee guida che portino alla creazione di esercizi mirati alla prevenzione degli infortuni.

Tuttavia, tenendo presente svantaggi e benefici delle varie modalità di stretching, si possono sviluppare dei protocolli di esercizio personalizzati. Questi sono utili a migliorare il gesto atletico e la performance dell’atleta per ridurre al minimo infortuni sportivi.

 

Contattaci per un consulto riguardo alla tua postura, al gesto atletico, ed alla tua necessità di praticare stretching in modo corretto!

 

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