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Il mio Passatore, la mia 100 km. [Parte 2 di 2]

Il mio Passatore, la mia 100 km. [Parte 2 di 2]

Il mio Passatore, la mia 100 km. [Parte 2 di 2]

Di Daniele Matarozzo, fisioterapista ed ultramaratoneta.

[leggi la prima parte del racconto]

 

Pre gara

Questa volta decido di preparare tutto con attenzione ai dettagli: il viaggio verso Firenze fatto il venerdì (e non più il sabato all’alba), l’alimentazione pre-gara (grazie ai consigli della mia nutrizionista di fiducia Tiziana Ferretti), gli integratori da portare con me, il giusto tempo dedicato al riposo, lo studio meticoloso del percorso (altimetria, pendenze, punti di ristoro) …

Pronti a partire! Con Sandro e Laura!

Inizio, fino a Fiesole

Sabato 26 maggio, h 15.00. Dalla Piazza del Duomo di Firenze parte la 100 km del Passatore. Ci siamo. Emozione alle stelle. Viso calmo e concentrato. Si parte. Insieme a Sandro e Laura, due amici delle 5 Cascine Running Cislago, percorro i primi km, verso Fiesole. So già che la prima salita è impegnativa, anche per il gran caldo pomeridiano. Fino al km 20 alterno cammino e corsa per non bruciare subito tutte le energie. Lungo il percorso troviamo un sacco di spettatori, ed in alcuni punti ci sono delle fontanelle: ne approfittiamo per rinfrescarci a dovere. Dopo 3 ore e 50 minuti arrivo a Borgo San Lorenzo, al km 31. Da qui inizia la lunga salita verso il Passo della Colla (km 48).

Eccomi a Borgo San Lorenzo, km 31,5. Superata la salita a Fiesole, sono pronto ad affrontare il temibile Passo della Colla.

 

Salita alla Colla

Affronto la salita verso la Colla con lo stesso schema di quella di Fiesole: alterno cammino e corsa. In un momento di cammino, sento da dietro l’intro di una canzone, della mia canzone preferita, di quella che mi motiva nei momenti più duri… parte piano, poi sì, è lei! Non ho le allucinazioni! Vengo sorpassato da un ragazzo che corre con il telefono in mano ed una cassa bluetooth nello zainetto: suona Lose Yourself di Eminem! Decido di accodarmi a lui, riprendo a correre… Poco dopo scambiamo due chiacchiere: è un ragazzo russo in vacanza in Italia. Ascoltando la sua playlist rock/hip hop, corro diversi km assieme a lui, tra un brano dei Red Hot Chili Peppers ed uno degli enormi ed immancabili Foo Fighters.

Al km 40 inizio ad avvertire un bruciore sotto la pianta del piede; inizio quindi a camminare per tratti più lunghi, ma non mi fermo. Arrivo finalmente al Passo della Colla, in perfetta tabella di marcia, in 6 ore e 30 minuti (ore 21.30 in pratica).

Il simbolico traguardo dei primi 42195 metri, della Maratona

 

Il Passo della Colla

A questo punto sono a metà gara; in ordine, le mie priorità sono A) cercare il mio zaino al deposito borse e cambiare la maglia, recuperando la lampada frontale, B) “fare benzina” al ristoro, e C) farmi controllare il piede al punto di soccorso CRI. Sbrigate le formalità dei punti A) e B), mi avvio verso l’ambulanza, per chiedere al medico se mi potesse dare un’occhiata al piede sinistro. Il dottore, senza troppo scomporsi, mi manda via dicendo che non ha niente per medicare i piedi… Io, sconcertato, me ne vado. Riproverò a farmi controllare al successivo punto di ristoro, con gli stessi risultati. Incredibile.

 

Discesa verso Marradi / La pasta al km 52

Inizia la notte, inizia la discesa. La strada verso Marradi mi porta in un solitario tratto di strada dolce, sinuosa, che attraversa il bosco dell’Appennino. Il piede fa male, ma resisto. Al km 52 trovo un ristoro, ed un volontario mi serve un piatto di pasta in bianco con olio d’oliva e grana: sono al settimo cielo, non avrei potuto desiderare nulla di meglio!

Rinvigorito (e saziato quanto basta) da quel paradisiaco piatto di carboidrati, proseguo… direzione Marradi (km 65)

 

Marradi (km 65) e l’incontro con Aurelio

Arrivato al km 65 trovo Aurelio, grande amico di Aries Como Athletic Team che da Faenza mi è venuto incontro in bicicletta per accompagnarmi negli ultimi 35 km. Che gioia, finalmente una faccia amica a farmi compagnia ora che la fatica sopraggiunge… “Daaaaan, come stai?!” – “una merda! Ho un male porco al piede sinistro, ma vado avanti!”. E via! Ripeto ad Aurelio che “pain is inevitable, suffering is optional” (il dolore è inevitabile, la sofferenza è facoltativa), e questo sarà il mio mantra fino alla fine della gara. Ok il dolore, ma io devo e voglio arrivare in fondo. Resilienza: un altro ingrediente della mia storia. In psicologia indica la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. Ma nel suo significato più letterale, è la capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi. Ecco, io sono quel materiale. Io assorbo l’urto. Io non mi rompo.

 

Il ristoro del km 76: dove collassai 3 anni prima

Ad un orario indefinito arriviamo al ristoro di San Cassiano, quello del km 76. Tre anni fa, proprio a quel ristoro, ebbi il malore che mi fece caricare in ambulanza e trasportare per accertamenti fino a Brisighella, al km 88. Penso alla frase letta il giorno prima sul libro “L’arte di correre” di Murakami: “Se un corridore deve per forza individuare un avversario da battere, lo cerchi nel sé stesso del giorno prima”. Ecco, io sono qui per battere il me stesso di 3 anni prima. Io sono qui per finire la 100 km sulle mie gambe, senza fare pezzi in ambulanza. Ripenso a quella notte di 3 anni fa, mi fermo un attimo al ristoro, e proseguo. Zoppico già vistosamente, la vescica è aumentata di dimensione e mi fa un male porco. Provo ad alterare l’appoggio del piede, provocandomi dolori muscolari ai muscoli del polpaccio; se corro, la vescica fa meno male, ma subentrano i crampi alla coscia destra. Alterno cammino zoppicante e corsetta, tutto sembra interminabile, ma non demordo. Mancano solo 24 km.

 

L’alba

È l’alba ormai, sono allo sfinimento. Vedo il sole sorgere davanti a me, so che la strada è ancora lunga, ma ce la sto facendo. Penso che non sarebbe dovuta andare così, non avrei dovuto soffrirla così. Mi scendono 2 lacrime, a metà tra la crisi di nervi e la consapevolezza che avrei finito la gara, a costo di strisciare sulle ginocchia.

E’ l’alba. Aurelio mi segue in bicicletta come un’ombra. Non posso spiegarvi quanto sia stata preziosa la sua compagnia negli ultimi 35 km di gara.

 

Km 98

Siamo a 2 km da Faenza, siamo al km 98. Rotonda, destra, rettilineo. Faenza è là. Improvvisamente mi si riempiono gli occhi di lacrime, zoppico da far paura, ma ormai è fatta. Un rettilineo apparentemente infinito mi divide da quel traguardo che sogno da 3 anni. Lo affronto camminando, ormai correre non ha più senso. Aurelio si allontana un attimo da me, io proseguo sul marciapiede. Una signora che sta portando a spasso il cane mi vede e mi chiede se ho bisogno di aiuto per arrivare in fondo: mi avrebbe accompagnato al traguardo. Sorrido stancamente, ringrazio, declino l’offerta. Proseguo, ritorna Aurelio. Si tira avanti, in silenzio, zoppicando, trattenendo le lacrime.

Ci sono arrivato sulle mie (storte e stanche) gambe!

 

Faenza: il traguardo

Entro in Faenza: un semaforo da attraversare stancamente, e poi ecco l’arrivo… mi trascino lentamente, sono l’ombra di me stesso, ma ce l’ho fatta. La gente mi applaude, io mi chiedo perché mai. Sono un relitto che cammina. Un signore mi urla “BRAVO! E POI FINIRLA COSI’, ANCORA PIU’ BRAVO!”. Mi commuovo a quelle parole, ed anche ora che ci ripenso. Taglio il traguardo, sono le 7 del mattino o poco più. In 16 ore, dopo 60 km zoppicando, ho concluso la 100 km del Passatore. Ho chiuso il cerchio. L’ultimo attimo di commozione è stato quello della consegna della medaglia, poi l’abbraccio con Aurelio. Grazie, Amico mio. Ce l’abbiamo fatta.

L’ombra di me stesso arriva al traguardo. Obiettivo raggiunto nonostante le difficoltà!

 

Penso che non correrò mai più una gara così lunga, penso che il Passatore non sia la mia gara.

Questi pensieri mi hanno accompagnato anche per i giorni seguenti, mentre mi leccavo le ferite (ai piedi, ed al morale).

Questi pensieri se ne sono già andati, e non vedo l’ora di riprovarci, per soffrire di meno.

 

La follia è l’ingrediente principe della mia storia.

 

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