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Il Mental Coach nello Sport: quello che devi sapere | Fisio Salute Como

Il Mental Coach nello Sport: quello che devi sapere

Ragazzo scrive alla lavagna

Il Mental Coach nello Sport: quello che devi sapere

Il Mental Coach è una figura relativamente nuova nel panorama dello sport attuale.

In questo articolo ti parlerò del Mental Coach, e del perché in pochi anni è diventata una professione così importante soprattutto a livello sportivo, ma non solo (pensa solamente alla sua presenza nelle aziende o in alcune scuole). 

Raggiungere risultati importanti: ieri…

Ti parlerò anche nello specifico di quali temi può trattare un Mental Coach, per aiutarti a raggiungere il massimo dai tuoi allenamenti.

Ma prima, è doveroso fare una breve introduzione su come è cambiato il concetto di eccellenza nello Sport e di come si cerca di ottenere risultati.

Fino a pochi anni fa, si è sempre pensato che per raggiungere l’eccellenza nello sport bisognasse semplicemente allenarsi più degli altri.

Più ore, più sessioni, più giorni, più mesi, più anni.

Solo così si poteva diventare il numero uno. 

Questa convinzione pervadeva sia gli sport di squadra che quelli individuali. 

Inutile negarlo, sarà capitato anche a te di sentire o di leggere un campione che si allenava all’alba, da solo, prima di allenarsi normalmente con la squadra… oppure di un altro, che faceva abitualmente doppio allenamento tutti i giorni.

Hai capito di cosa parlo, vero?

… ed oggi

Negli ultimi anni, questa filosofia si è modificata

L’eccellenza nello sport viene sempre ricercata attraverso il miglioramento dei gesti tecnici o il potenziamento fisico (la “costruzione” del fisico in base allo sport praticato), ma a questo aspetto (il “mero” allenamento) hanno fatto capolino altri due aspetti ritenuti fondamentali

  • l’alimentazione corretta
  • il riposo, inteso anche come recupero

Si viene quindi a delineare un insieme di tre fattori (allenamento, alimentazione, recupero) che, se massimizzati, porta i risultati verso livelli eccezionali

Come puoi vedere nell’immagine qui sotto, i risultati maggiori li ottieni quando allenamento, alimentazione e recupero sono in equilibrio e, soprattutto, vengono “coltivati” tutti e tre in egual misura.

Quando uno di questi fattori viene trascurato, i risultati per forza di cose vengono meno.

Triangolo con area del risultato con allenamento alimentazione e riposo

Puoi immaginare i tre fattori come i lati di un triangolo. L’area del triangolo (cioè i risultati che ottieni) è massima solo se i tre lati non vengono accorciati. Fonte: http://www.womenbuilding.it/2018/01/26/tonificazione-e-altre-leggende/)

Ti sarà capitato di essere in un ottimo periodo di forma, dove magari seguivi una alimentazione corretta, ma in cui per qualche motivo non riposavi a sufficienza. Scadenze lavorative, studio fino a tarda notte, o semplicemente qualche festa di troppo. In quel periodo, i tuoi allenamenti com’erano? Perfetti? Oppure mancava qualcosa, e non rendevi al 100%? 

Oppure ti alleni bene, riposi bene, ma mangi schifezze tutto il giorno? 

Il Mental Coach

Considera lo schema che ti ho appena mostrato. 

Tutto quello che sta attorno al triangolo, cioè il substrato sul quale costruisci i tuoi allenamenti, può essere competenza di un Mental Coach formato in ambito sportivo.

Il Mental Coach può massimizzare gli effetti dei tuoi sforzi. 

Può essere considerato come un “doping naturale” nel senso che può portare le tue performances oltre i tuoi limiti, senza ovviamente bisogno di ricorrere a qualche porcheria chimica che ti rovina la salute (e che è illegale, essendo appunto doping!).

Per spiegarmi meglio ti faccio un esempio pratico, raccontandoti una storia. 

La storia è quella di Mario, runner amatoriale.

Mario il runner e la sua prima, disastrosa maratona 

Mario correva da pochi anni, ma aveva preso la corsa molto seriamente. Era una meravigliosa valvola di sfogo per lo stress che portava a casa dal lavoro. 

Anno dopo anno, aveva imparato ad aumentare il kilometraggio percorso settimanalmente con degli incrementi ragionati, graduali, che non gli davano mai problemi ai tendini o ai muscoli.

Aveva seguito un percorso nutrizionale, perdendo 8 kg e trovando il suo peso forma ed il suo schema alimentare ideale. 

Aveva iniziato a dormire 8 ore a notte, come è raccomandato dalla Scienza per stare meglio e trovare un riposo adeguato.

I tempi in allenamento erano buoni, tanto che Mario aveva deciso di correre la sua prima Maratona in primavera, a Roma. Ci teneva tantissimo, e pensava che sarebbe riuscito a chiuderla in meno di 3 ore. 

Un risultato ambizioso, ma d’altronde i tempi in allenamento e la sua sensazione supportavano quest’idea.

Arrivato al giorno della gara, Mario si è presentato alla partenza, nella splendida cornice della Città Eterna, con una strana sensazione. 

Forse l’aria frizzante della mattina di inizio aprile gli stava dando un po’ fastidio allo stomaco.

Forse non avrebbe dovuto mangiare così poco a colazione… o aveva mangiato troppo? 

In pochi minuti, la sensazione era diventata una certezza nella testa di Mario: “non ho digerito la colazione, accidenti”, si ripeteva.

sicuramente andrà tutto male, avrò i crampi prima del trentesimo kilometro e prenderò in pieno il muro ai 35… chissà se riuscirò a finire la mia Maratona…

Prima ancora di iniziare la gara, in Mario si stavano fissando dei pensieri negativi nella sua testa. 

forse è solo un po’ di ansia per la mia prima gara…

Il pensiero negativo è diventato tragico al km 14, quando Mario, ormai convinto che sarebbe tutto andato male, e che quella sensazione allo stomaco lo avrebbe portato a correre malissimo la sua prima Maratona, ha deciso di ritirarsi.

Scarpe nere Nike e polpacci

Quando qualcosa si inceppa, non c’è modo di far muovere le gambe. Il Mental Coach ti può aiutare

Cosa può fare un Mental Coach in una situazione del genere?

I timori di Mario sono gli stessi che possono colpire chiunque si trovi ad affrontare una performance. Sono i famosi pensieri disturbanti che compaiono nella mente quando meno se ne sente il bisogno.

Ti sarà capitato di avere la testa piena di pensieri o di quel fastidioso motivetto che hai sentito in radio e non riesci a spegnere in alcun modo… e quella sgradevole sensazione per la quale che la mente sia assolutamente fuori controllo.

Se è vero che questi pensieri compaiono (quasi) all’improvviso, è anche vero che sono facilmente gestibili, basta sapere come farlo. 

Qui entra in gioco il Mental Coach

Non per spegnere il fastidioso motivetto, bensì per aiutarti a trovare quelle strategie affinché il dialogo interiore, ovvero la vocina che senti nella testa, sia funzionale alla performance.

Gli autosabotaggi

Per esempio in una situazione come quella descritta, Mario è stato vittima di sé stesso e degli autosabotaggi che ha messo in campo. 

Si è fissato sull’obiettivo e sulla difficoltà/fatica per raggiungerlo; ha quindi seguito la spirale di pensieri che lo hanno condotto alla costruzione di un futuro immaginato e catastrofico.

Non solo ha dato spazio ai pensieri disturbanti, ha proprio focalizzato l’attenzione sulle naturali paure che sorgono di fronte ad una sfida, di fronte a qualcosa di nuovo. 

Infatti la mente non è strutturata per la generare la felicità, la sua programmazione è diretta alla sopravvivenza, quindi non ama tutto ciò che non è noto, perché ciò che è sconosciuto è potenzialmente pericoloso. 

Il cervello, di fronte al nuovo, attiva gli strumenti di “autotutela”. 

La cosiddetta “mente inconscia” inizia a mandare dei segnali al corpo che noi, con la mente conscia, associamo alla paura ed iniziamo a definire su cosa avere paura, tendenzialmente su cose del futuro, dunque che ancora non esistono e che noi contribuiamo a realizzare. 

La profezia che si autorealizza.

Ti sarà sicuramente capitato di essere interrogato a scuola e desiderare, intensamente, che non ti venisse chiesto un certo argomento e, immancabilmente, la prima domanda era proprio sull’argomento che non volevi. 

Bene: non è magia o sfortuna, è la profezia che si autorealizza

Crei mentalmente un determinato scenario, ed il cervello, che in questo senso è molto semplice, prende quell’immaginario e tende ad interpretare questo segnale come un ordine di realizzazione. 

A questo punto adegua l’atteggiamento, i pensieri, i comportamenti verso quel futuro, quella immagine.

Ingranaggi arrugginiti

Un autosabotaggio è come un ingranaggio che si inceppa nella tua testa. Hai mai chiesto aiuto ad un Mental Coach per un problema del genere?

Tornando a Mario…

Tutto ciò è esattamente ciò che è successo a Mario nella storia che ti ho raccontato.

Ha dato corda, come si suol dire, ai propri pensieri negativi, alle paure che stava provando in quel momento. Ha dato ampio spazio a quella che comunemente chiamiamo ansia, ovvero la paura per il verificarsi di qualcosa in un evento futuro ed incerto. 

L’errore di Mario è stato quello di perdere la concentrazione e spostare il focus dal momento presente ad un momento futuro, alimentando con il proprio dialogo interno le paure e trasformando le possibili difficoltà in sicuri impedimenti

Avrebbe potuto focalizzare la propria attenzione non tanto sull’esito e sulla fatica per raggiungere quell’obiettivo, quanto sul singolo compito, ovvero correre o respirare.

Avrebbe spento le voci? No, non credo sia possibile, avrebbe ricondotto le voci alla loro giusta dimensione e limitato l’influenza negativa.

La mente razionale ama giudicare e creare situazioni catastrofiche e, tanto più la seguiamo, tanto più la mente inconscia si convince della veridicità di quello che le suggerisce la mente conscia… con tutte le conseguenze, dannose, del caso.

Come evitare che questo accada?

Per evitare che tutto questo accada serve allenamento

Come si allena il corpo a far fronte a sforzi prolungati, così si può allenare la mente a quegli stessi sforzi prolungati affinché sia la mente inconscia ad assumere il controllo dell’esecuzione del gesto atletico.

Ricordi “Karate Kid” e gli esercizi del dare e togliere la cera? Ecco, il principio è lo stesso. Alleniamo la mente a mantenere automaticamente il focus sugli aspetti realmente importanti della performance.

Quali altre competenze ha il Mental Coach nello sport?

Un percorso di affiancamento con un Mental Coach in ambito sportivo permette all’atleta di individuare ed allenare le risorse utili per il raggiungimento ed il mantenimento dello stato di flow, o stato di grazia. Acquisire, in sostanza, la capacità di farlo accadere. 

Questo percorso può essere seguito allenando il cosiddetto “atteggiamento dei Campioni”,  chiarendo e definendo gli obiettivi. 

Oppure allenando la resilienza, ovvero la capacità di un individuo di affrontare e superare difficoltà in risorse. 

Si può arrivare a gestire lo stress per trasformarlo in un alleato prezioso ed imparando a gestire le emozioni, anche quelle “negative” quali, ad esempio, la paura di fallire o, paradossalmente, di vincere.

Attraverso alcune tecniche di Mental Coaching, quali la visualizzazione, è possibile implementare gli allenamenti fisico-tecnici per l’apprendimento di gesti atletici o a supporto della terapia post infortunio (nota bene: mai in alternativa o in sostituzione). 

Negli ultimi anni, infatti, le evidenze scientifiche hanno confermato l’importanza e l’utilità dell’atteggiamento mentale e dell’uso di tecniche di visualizzazione per sostenere la rapidità e l’efficacia delle terapie post infortunio. 

Il Mental Coaching è utile anche in supporto agli allenatori, che possono essere supportati nel gestire e sfruttare al meglio le potenzialità dell’atleta o del Team attraverso una maggiore consapevolezza ed attenzione sulle proprie capacità comunicative.

Il Mental Coach sostiene l’allenatore nella fissazione e nel porre in equilibrio tra loro gli obiettivi individuali degli atleti e quelli di squadra.

Grazie a tali supporti l’allenatore trova le vie più efficaci per sostenere il miglioramento dei risultati sia del singolo atleta che del team in maniera graduale e costante, irrobustendo il carattere e la forza mentale.

In pratica il Mental Coach è, o dovrebbe essere, parte integrante dello staff tecnico di un atleta o di una squadra.

Il percorso di Mario con il Mental Coach: la scelta degli obiettivi

Tornando a Mario, l’ho inviato da due Mental Coach di fiducia: Iacopo Savi e Lidio Poliani, di ilmentalcoach.com

Il percorso svolto con Mario si è sviluppato nell’arco di circa 5/6 mesi suddivisi in una media di circa un incontro al mese. 

Alcuni di questi incontri poi si sono svolti sul campo a correre, non perché dovessero essere date indicazioni di natura tecnica, quanto per il fatto che l’ambiente ha effetti sui comportamenti della persona.

La richiesta avanzata in fase di primo incontro è stata quella del: “voglio finire la maratona, non mi interessa in quanto tempo, voglio solo tagliare il traguardo. Non voglio che accada come l’ultima volta che stava peggiorando ad ogni metro ed alla fine mi sono dovuto ritirare”.

Una tale richiesta è ben lontana dal concetto di obiettivo, che deve essere 

  • specifico
  • misurabile
  • raggiungibile
  • sfidante
  • con un frame di tempo ben definito.

Partendo dalla formulazione di questo desiderio, Iacopo e Lidio hanno analizzato gli aspetti della vicenda puntando a far sì che Mario diventasse consapevole dei processi mentali che lo hanno portato a decidere di abbandonare la maratona, assumendosene anche la responsabilità.

Responsabilità da intendersi come “abilità a rispondere” alle sollecitazioni esterne.

Da quel momento in poi hanno potuto lavorare in concreto sulla formulazione dell’obiettivo secondo i canoni necessari affinché il desiderio si possa definire obiettivo, e sul piano di azione che avrebbe dovuto porre in essere per raggiungere i risultati voluti.

Su questi aspetti hanno lavorato nei primi due incontri.

Lampadina su una lavagna nera

Il ruolo del Mental Coach può essere quello di … farti accendere una lampadina?

Le quattro domande del Mental Coach

Il piano di azione  è in costante mutamento poiché nel mentre si procede si analizzano gli effetti e l’utilità dei passi compiuti attraverso le 4 domande del mental coaching:

  • cosa ha funzionato?
  • e invece, cosa non ha funzionato, e devo smettere di fare?
  • cosa si può fare di diverso?
  • si può fare qualcosa di nuovo?

In sostanza, l’obiettivo emerso è stato così formulato: “Voglio concludere la maratona di New York del 2019 in 3h 40 min”.

Iacopo e Lidio sono poi passati al cuore del coaching, ovvero l’analisi delle risorse necessarie per raggiungere l’obiettivo. 

Tutte le risorse, sia quelle presenti sia quelle da sviluppare.

Per risorse si devono intendere tutti gli elementi utili, anche emotivi, per sostenere l’esecuzione del piano di azione e, dunque, il raggiungimento dell’obiettivo.

Il primo esercizio che hanno utilizzato per giungere ad una maggiore consapevolezza di quello di cui avrebbe avuto bisogno è stato l’uso della Ruota della Performance, uno strumento utilissimo per questo scopo.

La ruota della performance, usata dai mental coach

La Ruota della Performance: uno degli strumenti utilizzati dai Mental Coach con Mario

Solo con l’acquisizione della consapevolezza è possibile prendere il controllo della situazione per poterla gestire.

La consapevolezza di ciò che è, senza giudizio, è il prerequisito per il cambiamento.

Lo strumento è stato “costruito” da Mario partendo dalle qualità che secondo lui sono quelle necessarie per essere un atleta di buon livello. Qualità di natura fisica, tecnica, strategica, psicologica ed emotiva.

Dopo di che ha valutato sé stesso sulla base dei criteri definiti in rapporto con la sua esperienza e con l’obiettivo.

L’ultimo passaggio per Mario…

Come ultimo passaggio ha analizzato l’aumento di livello per ognuna necessario e, per definire quel piano di allenamento utile per il raggiungimento dell’obiettivo, cosa avrebbe dovuto fare per ottenere l’aumento.

Tra gli elementi emersi, quello su cui ha ritenuto fosse più utile lavorare è stato sul dialogo interno, ovvero su come gestire quel flusso di pensieri, alimentato dalla “voce” interiore che lo ha bloccato alla prima maratona romana.

Bisogna sempre tenere a mente che lavorando su di un aspetto anche gli altri ottengono benefici e migliorano.

Sul dialogo interiore il primo passo è stato quello di accompagnarlo nell’acquisizione della consapevolezza degli elementi che compongono il dialogo interno

Quando inizia, come si parla, quale voce assume, quali il tono, il volume, il ritmo ecc., quali le parole specifiche utilizzate ecc…

Poi con una serie di allenamenti mentali specifici ha preso il controllo della voce riuscendo a trasformare quel dialogo improduttivo, in un dialogo motivante ed energizzante!

Mantenere il Focus

Ulteriore aspetto su cui ha voluto focalizzarsi è stata la capacità di mantenere il focus mentale durante l’attività.

Ed è stato in queste ultime sessioni che Mario, Iacopo e Lidio si sono trovati ad allenarsi “sul campo”, per amalgamare il lavoro fatto sino a quel momento, sia in sessione che tra le sessioni.

Con allenamenti mirati al lavoro sul focus e sulla concentrazione Mario è stato in grado di prendere il controllo della propria mente ed essere pronto per performare con il minore impatto possibile di interferenze.

Ragazzo scrive alla lavagna

Mantieni il focus grazie al lavoro con il Mental Coach!

Al termine di quasi ogni sessione hanno poi lavorato per associare determinati stati emotivi utili alla maratona, all’obiettivo e, soprattutto, al percorso per arrivare a quello.

La Maratona di New York di Mario

Pochi giorni fa ci è arrivato un messaggio di Mario che ci ha comunicato di aver tagliato il traguardo della maratona di New York in 3 h 35 minuti, 5 minuti in meno del tempo previsto. 

Una gioia enorme per Mario, ma una soddisfazione pazzesca anche per me, perché nel messaggio venivo ringraziato per avergli consigliato il percorso di Mental Coaching con Iacopo e Lidio.

Piedi di runners in una gara

Il giorno della gara concretizzi tutto il lavoro di allenamento fisico e mentale

Concludendo…

In questo articolo ho voluto raccontarti l’evoluzione del concetto di performance, dagli esordi (che consideravano solo l’aspetto fisico e tecnico), all’epoca moderna (dove è stato preso in considerazione il risultato come somma bilanciata di allenamento, alimentazione e riposo).

A fare da substrato alla ricerca della performance, l’attività con il Mental Coach si pone come un naturale potenziatore di effetti, e la storia di Mario ne è solo uno degli esempi dei tanti che avrei potuto raccontarti.

Per approfondire questi temi, insieme a Iacopo e Lidio abbiamo deciso di organizzare una serata presso il nostro studio di Villa Guardia.

Nello specifico, sarà giovedì 28 novembre 2019, alle 20:30 circa.

La serata sarà su iscrizione, riservata ai primi 30 partecipanti che si iscriveranno a questa pagina

Ti aspettiamo in studio giovedì 28 novembre! 

Daniele, Iacopo e Lidio

Daniele Matarozzo
Co-Titolare di Fisio Salute srl STP e di Volley Clinic.
 
Fisioterapista laureato nel 2007, mi sono specializzato in Terapia Manuale, Gestione del Dolore e Riabilitazione dello Sportivo nelle più prestigiose scuole Nazionali (GSTM; PhisioVit) ed Internazionali (Keele University - Inghilterra; Manual Concepts - Australia).
 
Mi sono occupato per anni di traduzioni scritte ed orali per svariati corsi di formazione e libri dall’inglese all’italiano.
 
Attualmente insegno alla scuola di Massaggiatori MCB Starting Work di Como e sono tutor di tirocinio sia per studenti di questa scuola, che per numerosi futuri fisioterapisti (Università di Chiasso, Università di Pisa).

Author Info

Daniele Matarozzo

Co-Titolare di Fisio Salute srl STP e di Volley Clinic.   Fisioterapista laureato nel 2007, mi sono specializzato in Terapia Manuale, Gestione del Dolore e Riabilitazione dello Sportivo nelle più prestigiose scuole Nazionali (GSTM; PhisioVit) ed Internazionali (Keele University - Inghilterra; Manual Concepts - Australia).   Mi sono occupato per anni di traduzioni scritte ed orali per svariati corsi di formazione e libri dall’inglese all’italiano.   Attualmente insegno alla scuola di Massaggiatori MCB Starting Work di Como e sono tutor di tirocinio sia per studenti di questa scuola, che per numerosi futuri fisioterapisti (Università di Chiasso, Università di Pisa).

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